LA NOSTRA NATURA PERSONALE (EN)

Un ritratto generato dalla comunità sul rapporto con
l'ecologia di Fontecchio e del territorio circostante.


Sintesi del progetto | la mostra | workshops | fotografie dei partecipanti | libretti dei partecipanti | video | informazioni e persone
Nell’estate del 2025 sono stato invitato da Rachel Moore, direttrice esecutiva e responsabile delle mostre al The Current: A Center for Contemporary Art a Stowe, Vermont, per fare una residenza artistica di un mese a Fontecchio, in Abruzzo, Italia. L’invito faceva parte di un progetto a cui The Current ha collaborato, chiamato ARCA: Art – Regenerations – Community – Living. L’obiettivo principale del progetto ARCA era quello di portare 11 artisti internazionali in piccole comunità abruzzesi per contribuire a rivitalizzarle e riconnetterle attraverso l’arte. Un’iniziativa particolarmente importante dopo i terremoti devastanti del 2009 e lo spopolamento che ne è seguito.

Ho accettato con entusiasmo dopo alcuni incontri preliminari con Todd Thomas Brown, fondatore del Fontecchio International Airport—un centro per residenze creative—e Silvia Di Gregorio, direttrice del programma ARCA.

Sono arrivato a Fontecchio il primo ottobre 2025 e ho subito iniziato a conoscere le persone, esplorare il posto e capire cosa avrei potuto fare insieme alla comunità. Mi sono sentito subito attratto dalla bellezza di Fontecchio e dei suoi dintorni: piccoli borghi concentrati—molti risalenti al medioevo o anche prima—sparsi in un paesaggio montano mozzafiato, pieno di parchi nazionali e architetture storiche in pietra. Ho scoperto che molti abitanti hanno un legame profondo con la terra, con i ritmi stagionali e agricoli, e con le montagne e le foreste. Ho anche trovato somiglianze con il luogo in cui vivo e lavoro, ai piedi delle Green Mountains del Vermont. Camminando, mi ha colpito quanto l’atmosfera di Fontecchio ricordasse quella del nord-ovest del Vermont, con la sua storia agricola e ambientale.

Questa esperienza diretta di camminare ed esplorare, arricchita dalle conversazioni con i residenti, ha portato alla creazione di un progetto chiamato “La Nostra Natura Personale: un ritratto collettivo sul nostro rapporto con l’ecologia di Fontecchio e dei suoi dintorni.”

La Nostra Natura Personale nasce da un progetto precedente che non ho mai realizzato completamente, chiamato “La Mia Natura Personale”, unito ad alcuni elementi del lavoro che svolgo con gli studenti nel corso “Arte & Ecologia” che insegno al Saint Michael’s College.

Il progetto è iniziato con tre workshop che ho condotto a Palazzo Galli, con la traduzione di Sebastian Alvarez.

Workshop 1: Conversazioni e apprendimento condiviso
I partecipanti hanno scritto risposte a domande che ho posto in un piccolo quaderno fatto a mano, il loro “quaderno di natura personale”. Abbiamo poi discusso termini e idee legate alla natura, alla wilderness, all’ecosistema umano, alla biofilia e all’Antropocene.

Workshop 2: Camminare ed esplorare insieme** Dopo una breve introduzione su cosa osservare, siamo andati a fare una passeggiata per Fontecchio alla ricerca di piante e animali. Abbiamo anche cercato oggetti o immagini di origine umana che somigliassero a forme naturali, o luoghi dove elementi naturali e artificiali si erano fusi. **Workshop 3: Creare e preparare materiali per la mostra
Ho fatto dei tutorial su come preparare e montare esemplari di piante essiccate. I partecipanti hanno ricevuto acquerelli e matite per disegnare, insieme a suggerimenti per aggiungere etichette e altri testi. Sono stati incoraggiati a continuare a lavorare nei loro quaderni di “natura personale”. Ho chiesto loro di etichettare una mappa di Fontecchio che ho disegnato a mano partendo da una foto satellitare. Ho anche intervistato i partecipanti in video sul loro concetto di “natura”, che ho poi usato nel video del progetto.

Una volta conclusi i workshop, ho iniziato la fase finale di preparazione e curatela dei materiali per la mostra.

Ho selezionato e curato le foto della passeggiata, stampandone alcune e usando le altre in una presentazione video proiettata nello spazio espositivo.

Ho chiesto ai partecipanti di portare da casa un oggetto che rappresentasse la “natura” e uno che fosse una rappresentazione umana della natura. Ho trascritto le loro note per creare etichette stampate per gli oggetti portati.

Ho usato i video girati durante la passeggiata, insieme a riprese aggiuntive dei luoghi visitati e alle interviste, per montare il video del progetto, proiettato in una stanza adiacente alla sala principale della mostra.

L’elemento finale della mostra erano dodici modelli di gru da un metro di lunghezza, come quelle che si vedono ovunque nei paesi della regione. Ho scoperto parlando con gli abitanti che queste gru sono una presenza costante da più di dieci anni, impegnate nella ricostruzione dopo i terremoti del 2009. Ho montato le sculture delle gru sulla parete, appena sopra l’altezza della testa, e vi ho appeso oggetti “naturali” raccolti da me e dai partecipanti.

Ho pensato l’installazione come un’esperienza complessa e multisensoriale, che combina una visione ampia e generale del progetto con tanti momenti intimi per permettere ai visitatori di esplorare i significati formali e metaforici racchiusi al suo interno.

-Brian Collier

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